Silvia Ottanà

Ciao Silvia! Piacere di ritrovarti! Come stai? Come stai affrontando questo periodo?
<<Sto bene, grazie. Cerco di mantenere la calma e di gestire tutto nella maniera migliore possibile, concentrandomi sul breve e medio termine.>>

Sei la prima di questa edizione della BYL Pink Edition, a te l’onore di aprire le danze! Pronta per iniziare?
<<Che bella responsabilità, certo che sì.>>

Cominciamo dalla tua storia, diciamo dalle origini! Come hai conosciuto il basso elettrico e cosa ti ha portato a sceglierlo come tuo strumento?
<<Il basso era presente in casa da prima che arrivassi io, visto che lo suona anche mio padre. In questo senso lo conosco da sempre, era un oggetto familiare che girava per casa, nonostante questo, non mi ci sono mai avvicinata fino ai 13 anni, quando un pomeriggio piuttosto noioso mi ha spinta a provare ad attaccarlo all’amplificatore. Da quel momento è stato amore a prima vista e, ora che sono passati tanti anni, posso dire che non avrei potuto che scegliere strumento migliore per me.>>

Quali sono stati i tuoi studi?
<<Dopo un paio di anni in una scuola di paese vicino casa ho preso il diploma in Accademia di Musica Moderna a Milano. Volendo tornare a studiare, quest’anno mi sono iscritta al Conservatorio G.Verdi.>>

Ci sono stati personaggi che ti hanno ispirata particolarmente e perché?
<<Dal punto di vista bassistico il primo amore è stato John Paul Jones: ho sempre amato la sua capacità di costruire groove con uno spiccato lato melodico, ma sempre al servizio del brano. Mi sento di citare inoltre Brian Eno e i Radiohead per la sperimentazione sonora.>>

Hai frequentato dei corsi che ti hanno dato importanti spunti di riflessione? Qualche incontro artistico o didattico che ha cambiato il tuo approccio con lo strumento o la tua pratica musicale?
<<Certo, i corsi danno gli strumenti per capire la musica e dovrebbero incuriosire riguardo argomenti che da solo non affronteresti per gusto personale. Però, credo che alla fine le più importanti riflessioni derivino dall’ascolto. Ogni volta che sentiamo un musicista suonare, dal vivo o su un disco, ascoltiamo il frutto di una serie di scelte stilistiche (estemporanee o no): con il giusto grado di attenzione ogni brano può diventare un incontro didattico, perché è come se lui ti stesse spiegando attraverso le note qual è la sua concezione di musica e bellezza in generale.>>

Quali sono state le tue esperienze lavorative? Partiamo dalle prime esperienze e arriviamo alle collaborazioni più importanti.
<<La prima esperienza lavorativa importante è stata con Francesco Sarcina, che mi ha chiamata due settimane prima di andare a suonare al festival di Sanremo. Dopo due anni con lui ho fatto tour con Emis Killa, Lorenzo Fragola e Nek. In studio, tra gli altri, ho registrato per Fabrizio Moro ed Ermal Meta.>>

Quali di queste porti nel cuore e perché?
<<Premetto che dopo (quasi) un anno di stop dai live avrei idealizzato anche il tour peggiore del mondo :)….ma sono sincera nel dire che sono state tutte belle esperienze. Quello con Emis Killa, stilisticamente più lontano da me, mi ha costretta ad approcciarmi allo strumento in un modo diverso dal solito, dovendo riprodurre loop di basso apparentemente semplici ma con una miriade di micro variazioni ritmiche degne del più grande feticista del solfeggio ritmico. Nek è stato una bella sfida fin da subito: cantante/bassista, abituato a lavorare con dei bassisti strepitosi. Una bellissima squadra, sia dal punto di vista professionale che umano. L’incontro musicale è stato naturale fin da subito. Tra tutti i bei ricordi con lui cito l’Arena di Verona e il concerto al Bataclan di Parigi.>>

Quale genere musicale ti rappresenta di più?
<<A livello caratteriale il post-rock, perlopiù strumentale e con la testa fra le stelle.>>

E ora passiamo ad un argomento molto importante. In questi giorni si parla molto di donne e purtroppo non per motivi molto piacevoli. Si parla di violenza sulle donne sia di natura fisica che psicologica.
Ci sono stati episodi o situazioni in cui hai sentito di essere discriminata in quanto donna-bassista? Hai subito ingiustizie o episodi di mobbing rispetto ad un collega uomo?
<<Ci sono stati momenti spiacevoli, parole fuori luogo che hanno fatto male, ma per fortuna gli episodi eclatanti sono rari rispetto al bel clima generale. Ma non vorrei concentrarmi su questo: dopotutto, quando un comportamento è palesemente sbagliato, è più facile farlo notare.
Vorrei riflettere su quegli atteggiamenti meno vistosi, radicati nella cultura, più difficili da riconoscere. Possono essere anche solo parole, allusioni, o il modus mentale di partire dal presupposto (anche inconscio) che, se ho davanti una donna e un uomo, quest’ultimo ha più probabilità di essere il più bravo. Come quando, pensando di darmi un consiglio che mi farà bene, mi dicono che non dovrei mettere i tacchi sul palco, perché così sembrerò più brava.
Un altro aspetto riguarda le piccole differenze che possiamo trovare durante il percorso formativo. Per esempio, per i primi anni non potevo andare a fare le prove: per i miei genitori era troppo pericoloso stare con dei ragazzi più grandi di me in un seminterrato dall’altra parte di Milano. Per non parlare del tornare da sola a casa dopo un concerto, in piena notte. Possono sembrare dettagli, ma sono dinamiche quotidiane che contribuiscono a formarti come essere umano. Ne deriva che, spesso, per ottenere gli stessi risultati dobbiamo essere più testarde, ma spesso non ce ne accorgiamo neanche.>>
Quali sono i tuoi progetti musicali attualmente attivi?
<<Da qualche mese abbiamo finito il prossimo EP dei Vittoria and the Hyde Park, la mia band, che uscirà per Universal. Gli Adam Carpet, il mio sfogo psichedelico, è in pausa per un po’ ma vorremmo fare un altro disco in futuro. Inoltre, ho messo su un trio insieme a Luca Colombo e Diego Galeri.>>
Domanda da migliaia di euro. Parlaci della tua strumentazione! Quanti e quali bassi/amplificatori hai? Quali preferisci utilizzare nelle varie situazioni lavorative/musicali e perché? Utilizzi effetti?
<<Ho 3 MusicMan Stingray, due 4 corde e un 5; un Lakland PJ 44-64 e un Fender Precision del ‘76. Come amplificazione uso ProAmp: ho una Z550 e due casse, una 4×10 con gli speaker in ceramica e una 1×12 con speaker al neodimio, che utilizzo insieme ma anche separate, a seconda dell’occasione.
Come stadio di preamplificazione utilizzo Sansamp RBI e in insert un Distressor EL8-X.
Ho diversi effetti, ma finisco sempre per utilizzare i soliti: se dovessi sceglierne due sarebbero un fuzz (mi sto trovando molto bene con Tech-21 e Darkglass Electronics) e Cry Baby.>>

Grazie mille Silvia per aver partecipato con il giusto entusiasmo a questa intervista “pink” e tanti auguri per i tuoi progetti!

A presto con la prossima intervista e la prossima bassista!

Ciao!

Isa